admin On luglio - 20 - 2011


La Bulimia, proprio come l’Anoressia, è un disturbo dell’alimentazione, denominato nel linguaggio medico Disturbo Alimentare Psicogeno (DAP).

La parola deriva dal greco “fame da bue”, e sta ad indicare la tendenza del malato di riempirsi in modo sconsiderato di cibo, per poi cercare in tutti i modi possibili di non metabolizzarlo, magari mediante vomito autoindotto o l’uso di lassativi e purghe.

Si è parlato di Bulimia per la prima volta nel 1979, all’interno degli studi del Professor Gerald Russel, salito da allora alla ribalta della medicina psichiatrica. In Italia
circa l’1% della popolazione
contrae questa particolare malattia, e la percentuale riguarda soprattutto gli individui di genere femminile. Il periodo più a rischio è quello che va
dai 12 e i 25 anni, passaggio fondamentale nella vita delle persone, che si traghettano dall’età infantile ed adolescenziale a quella matura.

Questo passaggio fondamentale può provocare molti disturbi, per via del corpo che inizia a modificarsi e della personalità che marca maggiormente le sue peculiarità, positive o negative che esse siano nella valutazione dell’individuo stesso.

Gli episodi di Bulimia
si caratterizzano per una pulsione di tipo compulsiva che costringe il paziente ad ingerire grandi quantità di cibo. La pulsione è incontrollabile, e il povero malato non può che assecondarla. Spesso l’episodio patologico viene scatenato da ansia, attacchi di panico o in generale da alterazioni repentine dell’umore.

Esistono due diversi tipi di Bulimia:
quella con condotte di eliminazione, cioè la consuetudine di
rigettare il cibo ingerito mediante vomito autoindotto
o utilizzo inappropriato e nocivo di lassativi e purghe; e quella senza condotte di eliminazione, in cui il soggetto adotta comportamenti compensatori inappropriati, ma diversi da vomito e purghe.

Perché si possa parlare di Bulimia, le grandi abbuffate compulsive devono presentarsi
almeno due volte a settimana per minimo tre mesi consecutivi. I motivi scatenanti di questa malattia possono essere di tipo biologico, ambientale e psicologico.

La terapia necessita della concertazione delle competenze di psicoterapeuti, neuropsichiatri e nutrizionisti.

[psicologo roma]
- [home]

Categories: Psicologia

Comments are closed.